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Pensiero critico (critical thinking): l’educazione civica del XXI secolo

di Armando Massarenti
Il Sole 24 ORE

Accanto allo studio delle norme fondamentali della nostra convivenza civile, scritte con chiarezza nella Costituzione, è necessario sviluppare nella cittadinanza, a partire dalla scuola, la capacità di pensare con la propria testa, in maniera consapevole e responsabile, attraverso gli strumenti ormai ampiamente codificati in quello che gli anglosassoni chiamano “pensiero critico”: un mix efficace di strumenti della logica, della retorica e della teoria dell’argomentazione basati sul rispetto dei fatti, oltre che dei diversi punti di vista, e che inducono all’elaborazione di opinioni ben fondate e difendibili e allo smascheramento di quelle fallaci o fuorvianti. Il pensiero critico inoltre dovrebbe alimentarsi di una consapevolezza di base sul funzionamento del ragionamento probabilistico, economico e morale (con la consapevolezza delimiti dei processi decisionali e dell’esistenza di dilemmi morali e di conflitti di valore). Senza una cultura umanistico-filosofica di questo tipo, ha sostenuto la filosofa americana Martha Nussbaum, una democrazia non può funzionare. La filosofia, oltre che nei licei, sarebbe insegnata in ogni tipo di scuola divenendo lo strumento cardine nella costruzione di un più sviluppato senso civico.