Thedotcompany

IOT. Internet delle cose che cambiano.

Paolo P. è un “giovane” pensionato di 64 anni appassionato di nuove tecnologie. Nell’ultimo anno ha installato il controllo da remoto l’illuminazione di casa e dell’impianto di riscaldamento e climatizzazione. In casa, comanda a voce l’impianto stereo e la tv. Ci rivela che i prossimi acquisti saranno un sistema di verifica dei consumi degli elettrodomestici e la gestione a distanza dell’impianto di sicurezza. Sono questi alcuni tra i più comuni esempi di domotica, parola oramai entrata nel linguaggio comune degli italiani e che significa informatica ed elettronica applicate alla “domus”. Casa domotica o smart home, ovvero apparecchi e applicazioni progettati per essere “smart”, per facilitare cioè la nostra vita quotidiana, ottimizzare consumi e gestire al meglio la sicurezza domestica.

Che la casa intelligente rappresenti per molti italiani una nuova frontiera dell’abitare è un fatto oramai consolidato. Ma quali sono le idee alla base di questo? In primo luogo, vi è il comfort. Prendiamo gli assistenti vocali, dove all’elemento ludico (“mi diverte parlare con Alexa”) si associa l’elemento funzionale e la comodità. Comodità per le quali gli italiani sono oggi disposti a spendere: secondo una recente ricerca dell’Osservatorio Digitale del Politecnico di Milano, per la Smart Home gli italiani nel 2019 hanno speso 530 milioni di euro, in crescita del 40% rispetto all’anno precedente. L’amico Paolo non è stato certo l’unico.

La parte del leone spetta ai dispositivi legati alla sicurezza come sensori per porte e finestre (+ 16%) e telecamere (+ 15%), seguiti da videocitofoni e serrature (+ 12%). Cresce anche l’acquisto di dispositivi per il controllo remoto degli impianti per rendere la casa sempre più pratica, gestibile ed energeticamente efficiente, grazie a soluzioni per il riscaldamento (9%), lampadine (8%), grandi elettrodomestici (7%) e caldaie (6%). Se dunque la casa intelligente comincia a prendere piede anche in Italia e le persone ne hanno consapevolezza, con un 68% degli intervistati che ne ha sentito parlare almeno una volta, il discorso si fa più interessante e complesso quando si parla di Internet of Things (IoT) o anche Internet degli oggetti. Di cui la Smart Home rappresenta solo una parte, per quanto consistente.

Alla base dell’Internet of Things ci sono “oggetti intelligenti” dotati di sensori che, grazie alla infrastruttura della Rete, sono connessi ai device di uso comune, computer, smartphone, tablet. Il tutto per portare nel mondo digitale gli oggetti della nostra esperienza quotidiana, raccogliere dati e restituire esperienze d’uso e di consumo più rispondenti. In questi anni abbiamo osservato le tecnologie IoT crescere in modo esponenziale in una grande varietà di ambiti e settori: oggi si parla di casa intelligente, di smart building, di smart metering, smart factory, di auto intelligenti, di smart city. Ma anche agricoltura, ambiente e sanità sono ambiti interessati e collegati alla galassia dell’Internet delle Cose.

Internet of Things: quali dunque le caratteristiche, le proprietà, le tecnologie e quali le prospettive di mercato? Con Internet delle cose sono gli oggetti a creare un sistema pervasivo ed interconnesso avvalendosi di molteplici tecnologie di comunicazione a corto raggio. I tag RFID ad esempio, ma nuovi standard sono emersi in tempi recenti. Queste tecnologie, laddove integrate in architetture protocollari basate sul protocollo IP, possono dar innescare l’Internet delle cose e dialogare con i nodi della rete Internet. In ambito domestico i vantaggi sono innumerevoli, specialmente per anziani e persone con difficoltà: i sensori che raccolgono dati e “leggono” le abitudini degli occupanti e possono inviare segnali di allarme in caso di comportamenti anomali. Più in generale l’Internet of Things è un paradigma tecnologico dal potenziale applicativo enorme, in grado di fornire alle imprese una grandissima quantità di dati su consumi e comportamenti delle persone.

Che a livello globale il mercato consumer faccia gola a tanti non è certo un mistero. Lo scorso novembre i colossi del web Apple, Amazon, Google hanno siglato un’alleanza per creare uno standard unico per la domotica casalinga. Un accordo storico che apre la strada a nuovi scenari per i consumatori ma anche per le imprese. Per l’IoT restano aperte due grandi questioni, una legata alla sicurezza dei dati e una alla nostra privacy. Sistemi centralizzati sempre più grandi si sono rivelati in proporzione sempre più manipolabili o vulnerabili, e sarà compito dei decisori politici l’individuare protocolli condivisi per rendere la filiera dei dati sempre più sicura da errori o da attacchi informatici.

Ovviamente anche il mondo bancario, finanziario e assicurativo è da tempo molto interessato dalla rivoluzione dell’Internet delle cose, sia in ragione del grande valore rappresentato dalla raccolta dei dati sia per il valore predittivo di comportamenti degli utenti. Temi su cui Energee3 fornisce consulenza ai propri clienti. Decisivo sarà il tema aspirazionale, ovvero il sapere creare servizi in base a intenzioni o aspirazioni future dei clienti. Che nascono da desideri ancora inespressi o da nuove forme di consumo o da nuovi comfort ricercati. O anche qualcosa che faccia risparmiare tempo, il vero lusso della contemporaneità.

Redazione thedotcompany